I rischi reali dei funghi allucinogeni stanno meno nella tossicità della sostanza e più in ciò che succede intorno: crisi d'ansia, incidenti, specie velenose, combinazioni. Su questo circolano due tipi di frasi sbagliate, quelle che minimizzano e quelle che esagerano. Abbiamo confrontato otto credenze diffuse con studi pubblicati e con le pagine di servizi pubblici di informazione sulle droghe.
«Naturale vuol dire sicuro»
Verdetto: falso. "Naturale" dice da dove viene una cosa, non che effetto ha. Fra i funghi che crescono spontanei in Italia ci sono specie mortali. Il Centro antiveleni dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo elenca fra le cause della sindrome falloidea, la più grave intossicazione da funghi, Amanita phalloides, Amanita virosa, Amanita verna, Galerina autumnalis e le Lepiota: vomito ripetuto, diarrea e poi danni al fegato fino all'insufficienza epatica (CAV Bergamo, 2022).
Anche un fungo allucinogeno identificato correttamente resta una sostanza che altera percezione e giudizio per ore. Il "naturale" non cambia nulla di questo. Gli errori di identificazione sono il tema della pagina sugli scambi di specie.
«Di funghi non si muore»
Verdetto: dipende. Sulla tossicità diretta la frase ha una base. Un confronto della letteratura sulla tossicità acuta letale di 20 sostanze ha trovato che diversi allucinogeni hanno la tossicità fisiologica diretta più bassa del gruppo, e che nella maggior parte dei decessi documentati c'era un'altra sostanza, quasi sempre alcol (Gable, 2004).
Il pericolo però arriva da altre parti. In un'indagine su 9.233 persone che avevano usato funghi nell'ultimo anno, 19 (lo 0,2 %) avevano cercato un pronto soccorso, quasi sempre per ansia, panico o paranoia; i motivi indicati più spesso erano stato d'animo, ambiente sfavorevole e mescolanza di sostanze (Kopra e coll., 2022). Cadute, strade, acqua e un fungo velenoso scambiato per un altro possono uccidere anche quando la psilocibina da sola non lo farebbe.
«I funghi creano dipendenza»
Verdetto: falso. L'istituto olandese Trimbos distingue fra dipendenza fisica e psicologica. Fisicamente si sviluppa tolleranza se si usano funghi a breve distanza, e la tolleranza scompare dopo una pausa; quando si smette non compaiono sintomi di astinenza. Una dipendenza psicologica dai funghi, scrive l'istituto, nella pratica quasi non si osserva (DRUGSinfo, Trimbos).
Il verdetto riguarda la dipendenza, non la sicurezza. La tolleranza rapida è anche il motivo per cui una seconda dose il giorno dopo funziona meno, come spiegato in effetti e durata.
«Un bad trip è raro e passa sempre da solo»
Verdetto: dipende. Raro non è. In un'indagine della Johns Hopkins su 1.993 persone che descrivevano il loro bad trip peggiore con i funghi, il 39 % lo metteva fra le cinque esperienze più difficili della vita; l'11 % aveva messo a rischio di danni fisici sé o altri e il 2,7 % aveva ricevuto assistenza medica. La probabilità di comportamenti a rischio cresceva con la dose stimata, con la durata e con l'assenza di comfort fisico e di sostegno (Carbonaro e coll., 2016).
Nella maggior parte dei casi passa con l'effetto: nello studio di Kopra tutti tranne uno erano tornati alla normalità entro 24 ore. Fra chi aveva vissuto l'esperienza più di un anno prima, però, il 7,6 % aveva poi cercato aiuto per disturbi psicologici persistenti (Carbonaro e coll., 2016).
«I funghi fanno impazzire»
Verdetto: dipende. Per la grande maggioranza delle persone l'effetto finisce con la serata. Trimbos scrive che funghi e tartufi possono scatenare o peggiorare una psicosi, soprattutto in chi è predisposto: per familiarità o per una psicosi già avuta. Possono anche peggiorare o prolungare disturbi già presenti, come ansia e attacchi di panico (DRUGSinfo, rischi). La frase è quindi falsa come regola generale e vera per un gruppo preciso di persone, che farebbe meglio a non usarli.
«Si hanno flashback per anni»
Verdetto: dipende. I "flashback" esistono e hanno un nome clinico: disturbo percettivo persistente da allucinogeni, HPPD. Una revisione di 20 studi fra il 1955 e il 2001 lo descrive come un disturbo reale e non comune, a volte persistente per mesi o anni, segnalato soprattutto dopo LSD illegale e meno spesso con altri allucinogeni (Halpern e Pope, 2003). Gli stessi autori avvertono che la parola "flashback" viene usata in così tanti modi da essere quasi priva di valore.
Un dettaglio pratico: secondo Trimbos fumare cannabis dopo un trip può dare la sensazione di rivivere una parte degli effetti dei funghi (DRUGSinfo, combinazioni). Chi ha disturbi visivi che non passano può parlarne con il proprio medico.
«Sotto funghi si compiono gesti folli»
Verdetto: dipende. La storia della persona che si butta dalla finestra perché crede di volare ritorna in ogni discussione. I dati raccontano qualcosa di più contenuto e più utile. Nell'indagine di Carbonaro l'11 % aveva messo sé o altri a rischio fisico e il 2,6 % si era comportato in modo aggressivo, con più probabilità a dosi alte e senza sostegno. Una revisione del 2022 sugli effetti avversi dei psichedelici conclude che molte percezioni diffuse sui rischi psicologici non sono sostenute dalle prove disponibili, pur riconoscendo i rischi reali (Schlag e coll., 2022). Il Post ne ha scritto in italiano (Il Post, 2023).
Il rischio quindi esiste, è raro e dipende molto da dose e circostanze: dosi basse, un luogo tranquillo e una persona sobria accanto riducono le occasioni di farsi male.
«I funghi non si vedono nei test antidroga»
Verdetto: dipende. Secondo Trimbos un esame delle urine può risultare positivo per 24 a 48 ore, di solito con un test di laboratorio perché esistono pochi autotest; il test della saliva usato dalla polizia olandese non cerca funghi né tartufi (DRUGSinfo, rilevabilità). Un test negativo non dice che si è lucidi.
Per chi decide comunque, durante un soggiorno nei Paesi Bassi, la scelta più prudente è una varietà lieve e una dose bassa: la guida ai tartufi le mette in ordine.
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In caso di emergenza in Italia e nei Paesi Bassi il numero è il 112. Le combinazioni più rischiose sono nella pagina sulle combinazioni.